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Se consideriamo la vita come una scuola, tutto ha senso e abbiamo sempre da imparare

La scuola punta a sviluppare le capacità di cura di sé che sono competenza di ogni essere umano. La cura di sé è da noi intesa essenzialmente come un cammino di conoscenza e trasformazione. Questo è sempre stato, soprattutto nell'antichità, il compito fondamentale della filosofia. Anche la psicoanalisi e l'attività artistica possono essere intese come forme di filosofia pratica, cioè come modi particolari di conoscenza e trasformazione di se stessi. >>

LE BASI DELLA CURA ESISTENZIALE Convegno in presenza e su Zoom

Sabato 28 gennaio 2023

Con Claudia Baracchi, Ilaria Caelli, Alessandra Caporale, Tullio Carere Comes, Guido Cusinato, Nicole Janigro, Romano Màdera, Riccardo Zerbetto

SEMINARIO PERMANENTE DI CURA DI SE'

La base del nostro insegnamento è il seminario permanente di cura di sé che svolge tre funzioni: formazione personale, formazione professionale di Counseling e formazione professionale di Analisi esistenziale. 

DIPLOMA DI ANALISI ESISTENZIALE

si ottiene dopo un percorso di cinque anni.​ Nella prospettiva esistenziale il counseling è il livello

intermedio di una cura che nel suo sviluppo completo diventa una forma di analisi esistenziale​. I due diplomi corrispondono a due livelli di un unico percorso: di base per il counseling, avanzato per l'analisi dialogico-processuale. La differenza sostanziale consiste nel fatto che il diploma di counseling fornisce la preparazione per un lavoro limitato nel tempo e negli obiettivi, mentre quello di analisi esistenziale permette di uscire nel mare aperto della cura di sé e del sé senza limiti di tempo e di profondità. Il diploma consente l'iscrizione alla SICAE - Società Italiana Consulenti e Analisti esistenziali.

PERCORSO DI FORMAZIONE PERSONALE 

La Scuola di cura di sé offre in primo luogo un ​seminario annuale di formazione personale.​ Chiunque senta l’esigenza di prendersi cura di sé, senza alcun interesse di formazione professionale, può iscriversi al seminario e frequentarlo per un anno: il periodo minimo per trarne qualche beneficio e portare a casa delle competenze di cura di sé.

La scuola punta a sviluppare le capacità di cura di sé che sono competenza di ogni essere umano.

La cura di sé è da noi intesa essenzialmente come un cammino di conoscenza e trasformazione. Questo è sempre stato, soprattutto nell'antichità, il compito fondamentale della filosofia. Anche la psicoanalisi e l'attività artistica possono essere intese come forme di filosofia pratica, cioè come modi particolari di conoscenza e trasformazione di se stessi.

La cura di sé, e del tessuto relazionale in cui ogni individuo si trova immerso, è basata sull’applicazione dei fattori comuni a tutte le relazioni d’aiuto che hanno come obiettivo non la cura di disturbi medici o psicologici, ma la crescita della persona e il potenziamento delle sue risorse. 

Per cura di sé intendiamo la cura di sé come persona immersa in un tessuto di relazioni interpersonali, e quindi anche la cura di questo tessuto. Non ci si può prendere cura di sé senza prendersi cura anche degli altri sé con cui siamo in relazione. E se si è capaci di prendersi cura delle altre persone, lo si deve poter fare anche professionalmente, se si vuole.

Il counselor e l'analista esistenziale basano il loro operato sulla capacità di autoregolazione del processo di cura e a differenza del medico o dello psicoterapeuta 

non trattano malattie o disturbi né risolvono problemi, ma si dedicano al compito di risvegliare, attivare, formare, nutrire le capacità latenti in ogni essere umano.​ Il primo obiettivo della scuola è quello di mettere le persone in condizione di prendersi cura di sé e della rete di relazioni in cui si vive, in una prospettiva di formazione personale e interpersonale permanente. Il secondo obiettivo è quello di fornire una preparazione adeguata per lavorare come counselor o analista anche a livello professionale. 

Il counselor e l'analista esistenziale definiscono la loro pratica come una cura basata sul dialogo, cioè quel tipo di comunicazione che mette in sospensione ogni sapere, al contrario della comunicazione medico-psicologica, che si basa sui saperi tecnici del medico e dello psicologo. È quindi una cura che si fonda sul ​non sapere​, a differenza dell’altra che si basa sul sapere tecnico del professionista. Nello spazio di non sapere si attiva il processo della cura, governato dalla logica intrinseca del processo, e non dai saperi del curante: per cui questo approccio è detto anche dialogico-processuale per contrasto con l'approccio diagnostico procedurale del modello sanitario, nel rispetto della Legge 4/2013. 

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