Un solo momento scintilla
- Nicoletta Freti
- 3 giu
- Tempo di lettura: 2 min

26 gennaio 2026 - Creatività per il cambiamento - LinkedIn
Ho sempre avuto una passione profonda per la creatività in tutte le sue forme. Per le meravigliose opere che gli umani hanno fatto e fanno, ma anche – soprattutto – per quella luce improvvisa che accende la mente e il cuore ogni volta che arriva un’intuizione, che trovi una soluzione, che riesci a dare forma a un’idea, che trovi il modo di realizzare qualcosa che prima non esisteva. Io la chiamo scintilla creativa. Credo sia uno dei piaceri più alti dell’esperienza umana. È un piacere sottile, intenso, che per un attimo ti fa sentire pienamente vivo e realizzato.
Non che il percorso creativo sia fatto solo di momenti scintillanti. Ci sono molte fasi di frustrazione, di blocco, di dolore, di buio — chi crea lo sa bene. Ma un solo momento scintilla ti ripaga di tutte le fatiche. E ti accende il senso e l’interesse per la vita. Forse per questo ho creato tante cose: soprattutto oggetti luminosi.
Comunque, invece di limitarmi a creare, ho sempre cercato di smontare il giocattolo con il quale giocavo, di capire le dinamiche della spinta creativa – il suo perché, il senso. Per quali motivi a volte fluisce e altre si inceppa, quali sono le sue leggi, il suo ritmo.
Per molti anni ho lavorato su due piani contemporaneamente: fare creativamente e cercare di capire come avviene quel fare. Da una parte l’esperienza diretta, dall’altra il bisogno di osservare, interrogare, comprendere ciò che stava accadendo.
È stato un lavoro di osservazione continua, quasi una meta-analisi: muovermi su più livelli nello stesso tempo.
Forse questo mi ha impedito, in alcuni momenti, di buttarmi completamente in una sola direzione e portarla fino in fondo. Ma allo stesso tempo mi ha permesso di comprendere molti passaggi interni – di vedere dinamiche, schemi, processi che altrimenti mi sarebbero sfuggiti.
La mia ricerca non poteva restare confinata all’ambito artistico in senso stretto. Il pensiero creativo non riguarda solo la produzione di forme, opere o idee, ma anche — e forse, soprattutto, il modo in cui diamo forma a noi stessi.
Ho esteso la mia esplorazione a una creatività diversa: una creatività che non genera oggetti, ma movimento interiore, direzione, possibilità.
Una creatività che lavora sulle scoperte, sulle transizioni, sui momenti in cui ciò che eravamo non basta più, e ciò che stiamo diventando chiede di trovare nuova forma.
Non so come chiamarla. Forse creatività personale. Forse, semplicemente, pensiero creativo applicato alla vita.




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