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L'incertezza come Risorsa. Sperimenta i processi mentali degli artisti per affrontare l'ambiguità del presente



30 marzo 2026 - Creatività per il cambiamento - LinkedIn


L’Artistic Thinking sta finalmente entrando nelle grandi organizzazioni per esplorare problemi complessi. Perché non dovrebbe abitare, con la stessa forza, i processi di sviluppo del capitale umano, della formazione e della cura?


Se il Problem solving è orientato a trovare soluzioni, il Pensiero creativo è orientato alla ricerca di idee e il Design thinking è orientato al bisogno, l’Artistic thinking si concentra sul processo per esplorare temi e situazioni, svelare nuove prospettive e significati di un tema, di un concetto, di un sentire sottile trasformando un’intuizione sfumata in una direzione chiara e percorribile. 


C’è chi pensa all'arte come a un ornamento, a qualcosa di bello da aggiungere alla fine. Chi la considera un modo di esprimere il proprio sentire, ma l’arte usata nelle dinamiche relazionali è qualcosa di più di questo. C’è un aspetto importante che può servire a chi lavora con le persone e cerca un modo diverso di affrontare l’impasse che nasce quando la parola si svuota e la tecnica fallisce. Serve una capacità di indagine di quello che accade che non chiuda lo sguardo in schemi, ma apra a visioni inedite, capaci di scorgere nel disordine del presente il senso di ciò che sta nascendo.


Per un professionista della relazione, sviluppare il pensiero artistico non significa aggiungere una tecnica alla cassetta degli attrezzi. Significa passare dal controllo del risultato alla competenza nel processo. Come l’artista, ha bisogno di indagare, di esplorare temi e situazioni per svelare nuove prospettive e significati, per trasformare un’intuizione sfumata in una direzione chiara e percorribile.


Mentre il mondo corre alla ricerca della risposta più rapida, l’artista fa qualcosa di controintuitivo: resta nel problema con atteggiamento esplorativo. Gira attorno a un sentire vago, a una situazione che non riesce a comprendere in attesa che il significato emerga, che un senso e una forma si svelino. 


L’atteggiamento esplorativo

L’atteggiamento di esplorare, di indagare è, per me, l’aspetto più interessante e utile dell’arte. Trovo sia molto importante anche nel lavoro con le persone. Ha permesso a tanti miei clienti di passare dal volere qualcosa e non riuscire a ottenerlo all’arrivarci con leggerezza e facilità. 


Le opere che capiamo subito non ci fanno soffermare. L’arte invita a restare, a esaminare in profondità – a indagare, esplorare, sentire.


Esplorare significa non presumere di conoscere. Chiede di osservare, perlustrare con attenzione, stare, ricevere, interagire con l'oggetto esplorato senza uno scopo diretto. Chiede di guardare a una questione da vari punti vista – dall’alto, da lontano, da molto vicino, al contrario. Chiede di liberare lo sguardo dai pregiudizi per vedere quello che c'é. 


Una mia esperienza

In una recente mostra ho esposto delle piccole installazioni che ho realizzato per indagare il tema della coscienza. Lo so, è un tema immenso, ma per me era una necessità vitale: mia madre stava scomparendo nell'Alzheimer e io cercavo di capire dove finisse la persona e dove iniziasse il vuoto di coscienza. 


Pur sapendo in partenza di non poter comprendere un tema così inafferrabile (nemmeno gli scienziati sanno cosa sia la coscienza), l'ho esplorato attraverso immagini e materiali. Ho cercato informazioni nei libri, vi ho trovato spunti di riflessione che hanno prodotto qualche piccola intuizione. Ho provato a trasferire nel lavoro le mie piccole scoperte, a trasfonderle in una forma. Per quanto limitata e parziale, indagando la causa del mio smarrimento ho trovato una forma che potevo offrire agli altri, come esperienza. 


A cosa mi è servito? Mi ha aiutato a portare una questione personale a un livello più ampio. Come artista ho cercato di connettere un’esperienza intima a una dimensione universale. E questo fa sempre bene. 


Come entra tutto ciò con il lavoro di relazione?

Come counselor e docente ho sperimentato personalmente che integrare il pensiero artistico nel lavoro con le persone permette di 


  • passare dal controllo del risultato alla competenza del processo, arricchendo la qualità degli incontri e dei risultati. 

  • Aiuta a percepire le strutture invisibili che stanno agendo in una situazione, in un rapporto, in una persona. 

  • Promuove il coraggio di dire "non lo so ancora" per arrivare a comprendere qualcosa che non è ancora visibile, ma sta già accadendo.

  • Trasforma ogni interazione in un’”opera aperta”: una struttura viva che genera significati diversi ogni volta che viene attraversata.

  • Aiuta a liberarsi dei soliti strumenti plug & play per creare quelli che servono in quel momento, per trasformare visioni sottili in azioni concrete e utili.


L’esperienza di un mio cliente

Franco era solo ormai da due anni. Desiderava profondamente una relazione, ma ogni suo incontro naufragava sul nascere. Approcciava ogni nuova conoscenza in modo condizionato: cercava la partner perfetta. "Questa è troppo così, l’altra non ha questo..." Franco non stava incontrando una persona; non conosceva realmente nessuno e non permetteva a nessun rapporto di svilupparsi.


Insieme abbiamo lavorato per aprire una fase puramente esplorativa. Gli ho proposto di abitare l’incertezza dell’incontro senza l'ansia del risultato. Da ogni incontro poteva nascere un’amicizia, un insegnamento, un semplice sorriso. Franco ha smesso di cercare “la persona” e ha iniziato a frequentare persone muovendosi in leggerezza, senza l’ansia del risultato.


È stato in quel “vuoto fertile”, in quella disponibilità a non selezionare che ha potuto finalmente scorgere ciò che prima era invisibile: un’amicizia che stava nascendo e che, libera dalla pressione della perfezione, ha trovato da sola la sua forma e la sua direzione.

Spesso non vediamo la soluzione perché siamo troppo impegnati a cercarla. Nel caso di Franco, pensare come un artista – aprire spazi di esplorazione – l’ha aiutato a sbloccare una situazione in stallo. Acquisire la “Capacità negativa” (definizione del poeta Keats) di stare nel non sapere senza la foga di dare risposte immediate gli ha permesso di trovare quello che cercava. 


È una capacità che deve avere chi guida le persone: se tu reggi l’incertezza, gli altri si sentono autorizzati a esplorare con fiducia. Lo puoi fare se riconosci e ti fidi del processo creativo che sottende ogni situazione in movimento. 

Per chi vuole informazioni sull’Arte come processo di conoscenza e di indagine, consiglio un esaustivo articolo di Silvia Cacciatore dal titolo: L’arte come processo di conoscenza. Lo trovi qui. Il testo, corredato di una lunga bibliografia, si concentra in particolare sulla ricerca art-based: la pratica artistica come mezzo di indagine per comprendere ed esaminare i fenomeni.


Se senti che è il momento di integrare la dimensione esplorativa e artistica nella tua pratica professionale, scrivimi in privato o nei commenti. Sarò felice di raccontarti come si sviluppa il mio metodo.


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